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CURE E MALATTIE

   

CURE E MALATTIE

Di sotto trovate le varie malattie e le cure corrispondenti.
Fatto da:

Primario- Sesto Emilio Sergio
Prof. dei Medici - Flavia Giulia Astrea

   

- 1 Influenza
- 2 Polmonite
- 3 Peste
- 4 Vaiolo
- 5 Ferite lievi
- 6 Ferite gravi
- 7 Ferite da freccia
- 8 Frattura
- 9 Contusioni, Lussazioni e Distorsioni
-10Morsi di serpenti velenosi
-11Parto, Aborto e Prevenzione Gravidanze Indesiderate

 

1 Influenza

E' una malattia infettiva virale caratterizzata da sintomi di infiammazione acuta delle prime vie aeree e malessere generalizzato. I sintomi più comuni sono: rialzo della temperatura corporea, brividi di freddo, difficoltà respiratorie. Un semplice estratto di erbe basta però a debellarla. Dalla boccetta di vetro estraete le erbe come la Scilla o l'Issopo, mischiatele con acqua e un po' di vino e otterrete così il rimedio contro l'influenza. Si consiglia inoltre riposo e astensione dai rapporti sessuali per giorni 15.

2 Polmonite

E’ una infezione dell’apparato respiratorio e più precisamente dei polmoni, potenzialmente molto grave, e molto frequente nei fanciulli. Questa malattia determina la formazione e la raccolta di catarro negli alveoli     ( piccole cavità del polmone). I sintomi di una polmonite in atto sono: febbre alta, tosse, dolore toracico accentuato (senso di oppressione al petto), respiro rapido e superficiale.

Per curarla: mischiare sterco di asino o di cavallo all'aceto fino a creare un liquido denso che deve essere ingerito totalmente via orale. Per calmare il paziente meglio usare la Belladonna o la Madragora. Si invita a frequentare le terme e ad evitare luoghi freddi come la Foresta.

3 Peste

Il segno immediato di riconoscimento di un appestato sono i bubboni che si sviluppano sul suo corpo in seguito alla contrazione della malattia (in particolare, sotto le ascelle, e all’inguine). Questi rigonfiamenti possono suppurare fino a scoppiare e lasciar fuoriuscire il pus al loro interno contenuto. Altri sintomi meno specifici sono: elevazione febbrile notevole, nausea, dolori alle estremità ed al dorso, irrequietezza, confusione, prostrazione. L'evoluzione naturale della malattia può essere verso la guarigione con caduta della febbre (ovvero il sistema immunitario è riuscito a contrastare l'infezione) oppure la febbre si mantiene elevata mentre l'infezione si diffonde al sangue con setticemia e morte del paziente. Ecco la cura da seguire per un paziente affetto da peste: raccogliere dei peli di lepre e disporli sul tavolo, eseguire impacchi di acqua calda con i peli per lungo tempo. Se il paziente denota bruciore agli occhi si consiglia l'utilizzo della bile di una vipera o di un serpente facilmente reperibile nella periferia dell'Urbe. Data la grave malattia sono necessari continui salassi per estirpare il male. Riposo Assoluto.

 

4 Vaiolo

I sintomi includono febbre alta, spossatezza, mal di testa e mal di schiena che sono seguiti nel giro di 2 - 3 giorni da eruzioni cutanee.
Le lesioni nella bocca e nella gola che appaiono presto nella malattia si ulcerano e rilasciano una grande quantità di virus nella saliva. Il sintomo più visibile del vaiolo è un'eruzione cutanea con lesioni molto fitte sul viso, le braccia e le gambe. Le lesioni sono rotonde, compatte e profondamente radicate nella pelle, e appaiono durante un periodo di 1 - 2 giorni, evolvendosi con la stessa velocità su tutto il corpo. Le lesioni si riempiono di pus e iniziano a fare la crosta presto nella seconda settimana dell'eruzione cutanea. Alla fine le croste si sollevano e cadono dopo 3 - 4 settimane. Le persone ammalate di vaiolo devono evitare il contatto con individui non vaccinati per prevenire la trasmissione della malattia a questi ultimi. La necessaria terapia di supporto consiste nel fornire una composizione di Miele (2/4) Piuma di falco (1/4) e l'erba Achillea (1/4) per tenere sotto controllo la febbre e il dolore e per le infezioni secondarie che si manifestano.


 

5 Morsi di serpenti velenosi

Il morso è solitamente molto doloroso e provoca arrossamento, cianosi, gonfiore e crampi più o meno acuti. Dopo circa mezz'ora o un'ora, i sintomi sono: cefalea, vertigini, tachicardia, calo di pressione, vomito , e può condurre anche alla morte.
E' necessario rallentare la circolazione del sangue evitando il più possibile i movimenti. E' bene non incidere nè succhiare la ferita.  L'incisione a croce rischia di aumentare il contatto tra il veleno e il sangue. La suzione è pericolosissima per il soccorritore: basta una piccola lesione, carie o screpolatura per contrarre il veleno. Spremere la ferita immediatamente dopo il morso, è invece utile per fare uscire la maggior quantità possibile di veleno. 
Si può improvvisare o usare un laccio, ma soltanto per bloccare la circolazione linfatica e venosa non quella arteriosa! Il laccio, quindi, non va stretto molto. 
Ancora più indicata è una fasciatura molto stretta. Nel caso che il morso abbia interessato un braccio o una gamba, per esempio, si può applicare una fasciatura molto stretto a monte della ferita, sino alla fine dell'arto.

6 Fratture e Lussazioni

Legare il malato a letto, rimettere a posto l'arto con la forza, steccare, bendare e quindi lasciare a riposo. Se la frattura dovesse essere grave si consiglia l'amputazione. Si consiglia di farlo con lo scalpellum di bronzo. Operazione dunque particolarmente elaborata.Se non ci sono particolari problemi di urgenza (rischi di vita) evitare il trasporto finché l'arto non sia stato completamente immobilizzato. In caso di frattura esposta è necessario coprire le parti ferite con teli sterili per proteggerle dalle infezioni. Bisogna sempre tenere a mente che in caso di frattura, la parte deve essere tenuta in trazione. In questo modo si evita che i monconi possano danneggiare i tessuti. Inoltre l'infortunato ne trae solitamente un sollievo e una diminuzione del dolore

7 Bendaggi e Fasciature

I bendaggi e le fasciature consistono nell'avvolgere una parte del corpo con tessuti e garze con lo scopo di proteggere le ferite dalle infezioni, di assorbire le secrezioni, di tamponare le emorragie o di bloccare lussazioni,  distorsioni e fratture.
Le fasciature sono i bendaggi eseguiti con fasce di varia larghezza a secondo della zona del corpo interessata.

5. FERITE LIEVI

Si possono classificare le ferite secondo l’agente o il meccanismo d’azione:

  1. Escoriazione: superficiale, causata da un corpo ruvido (ad esempio sfregamento su terreno ghiaioso)
  2. Abrasione: superficiale, da corpo tagliente che ha agito tangenzialmente, ossia di striscio;
  3. Da taglio: ferita caratterizzata da margini netti;
  4. Da punta: causata da agenti come un punteruolo, un chiodo; sono poco estese ma possono essere profonde;
  5. Lacere: causate da strappi, stiramenti, hanno bordi irregolari e sono difficoltose da suturare, in quanto si deve far collimare il più possibile i bordi sfrangiati, per non aver, poi, una deturpante e rigonfia cicatrizzazione.
  6. Lacero-contuse: a margini irregolari e lividi, causate da oggetti a superficie scabra ed irregolare

ad esempio sassi acuminati).

 

Con la classificazione di ferite lievi o superficiali intendiamo delle lesioni che si accompagnano a modeste emorragie, dovute a forze traumatiche che hanno esaurito la propria azione a livello degli strati superficiali dell’epidermide.

 

CURE GENERALI DELLE FERITE

L'immediato pericolo di una ferita è costituito dalla perdita di sangue che essa comporta, per la rottura di vasi sanguigni (emorragia). Se la lacerazione interessa grosse arterie l'emorragia sarà rapida ed imponente e solo un tempestivo soccorso potrà salvare la vita del paziente
Ferite penetranti possono causare emorragie interne non visibili, ma che rapidamente compromettono la funzione cardiocircolatoria, provocando nel paziente alterazioni del polso sempre più accentuate e uno stato di generale malessere sempre più intenso, con spossatezza, sudorazione e pallore (stato di shock).
Un secondo pericolo connesso alle ferite è quello delle infezioni. Le infezioni sono malattie causate da microbi penetrati attraverso la breccia aperta dalla ferita; alcuni di questi microbi sono in grado di provocare malattie molto gravi all'organismo, anche mortali. Se, al momento del soccorso, l'emorragia è ancora presente comprimere la ferita per alcuni minuti con garze sterili o pulite, tenendo sollevato l'arto eventualmente interessato; ciò è quasi sempre sufficiente ad accelerare la spontanea cessazione del sanguinamento; una volta cessata l'emorragia medicare la ferita, detergere cioè la cute circostante con  acqua tiepida in cui avremo disciolto dell’Olio di Calendula, disinfettare la cute circostante, ricoprire con garze sterili o pulite e fasciare; ciò costituirà una prima barriera contro l'ulteriore penetrazione di microbi e darà sollievo alla persona; se l'emorragia non si arresta spontaneamente praticare allora un bendaggio compressivo che possa sostituire la compressione manuale prima esercitata. Di fronte ad una emorragia imponente, non controllabile con un bendaggio compressivo, mantenere la compressione manuale o, se la ferita interessa un arto, applicare un laccio  a monte della ferita, mai però sotto il gomito o sotto il ginocchio; infatti per essere efficace il laccio deve essere applicato tra la spalla e il gomito o tra l'inguine e il ginocchio; un laccio efficace si ottiene annodando una striscia di stoffa arrotolata attorno al braccio o alla coscia, mantenendola larga, senza stringere; al di sotto si introduce poi un bastoncino rigido e si comincia ad attorcigliare l'anello di stoffa, stringendolo sempre di più, finché non vediamo cessare l'emorragia; si termina fissando il bastoncino all'arto,con un cordone. Nel caso di ferite da punta  al capo, al torace o all'addome, senza un'apparente emorragia esterna, dovranno essere attentamente sorvegliate le funzioni vitali.

Se la ferita necessita di sutura procedere come segue:

  • Disinfettare e pulire la parte interessata usando Olio di Calendula misto ad acqua tiepida;

  • Cucire usando ago e filo di seta da sutura. I lembi della ferita vanno tesi e fatti combaciare al meglio che potete, i punti devono essere ben tirati, precisi ed equidistanti:

                           1. Riscaldare l’ago sulla fiamma di una candela al fine di disinfettarlo, e infilare nella   cruna il resistente filo di seta da sutura; attenti a non far diventare l’ago incandescente perché altrimenti vi sarà impossibile utilizzarlo, la punta va tenuta solo per POCHI SECONDI sulla fiamma;

                          2.  Tendere i lembi della ferita (con la mancina se siete destri, o viceversa con la destra se siete mancini) e avvicinarli in modo che combacino il più possibile;

                           3. Applicare i punti i maniera equidistante ed uniforme. I punti devono essere piccoli, ben tirati, dati uno ad uno tagliando a mano a mano il filo eccedente con il coltellino.

 

  • Cospargete la ferita con Olio di Achillea ( o con il composto cicatrizzante e base di latte coagulato e miele);

  • Fasciate e dimettete il paziente ricordandogli che in caso di febbri, sudori freddi, brividi e spurghi della ferita ritorni subito presso il vostro studio a farsi controllare, perché è in corso un’infezione;

  • Se invece non accusa sintomi post sutura si presenti dopo un tot di giorni, che vanno decisi in base alla gravità della ferita, per togliere i punti e per il necessario controllo appurativo.

 

6. FERITE GRAVI

Sono ferite molto profonde dovute a notevoli forze traumatiche (affondo di spada, pugnali, frecce ecc..),che interessare anche organi interni. In tale caso, l’entità dei danni subiti dal ferito sarà molto grave, e persino una tempestiva azione di un medico esperto potrebbe non bastare a salvarlo (ad esempio lama di coltello che è penetrata in profondità con lesione dei visceri e grave emorragia). Altra distinzione che faccio qui per introdurre l’argomento successivo è quella  tra ferite gravi causate appunto da armi da taglio o altro e quello da frecce e dardi che spiegherò più avanti in particolare.

La prima cosa da far in questi casi è accertarsi dell’entità della ferita: bisogna controllare se sono stati lesi organi interni.
Per le ferite gravi che solitamente portano appunto a un’evidente emorragia esterna, più o meno grave a seconda dell’entità, procediamo in questo modo:

  1. Lavare la ferita con acqua tiepida, tamponandola senza strofinare con un telo di lino pulitissimo. Nell’acqua possiamo sciogliere dell’Olio di Calendula, un olio eudermico, riepitelizzante e cicatrizzante; 

  2. Accertarsi che nella ferita non vi siano corpi estranei. In tal caso, rimuoverli con delicatezza ma con fermezza, prestando particolare attenzione nel caso il corpo vada a ledere un organo interno;

  3. Continuare a tamponare la ferita.

 

Abbiamo quindi due opportunità: che l’emorragia a questo punto inizi ad arrestarsi o che, viceversa, il flusso del sangue non accenni a diminuire. Nel caso l’emorragia non cessi, è necessario procedere alla tecnica della Cauterizzazione:

  1. Arroventare il cauterio (un coltellino dalla lama sottile, che all’estremità presenta un specie di “paletta” appiattita) sulla brace di un camino o di un braciere (ATTENZIONE: la lama deve ARROVENTARSI, diventare incandescente);

  2. Bruciare le pareti della ferita all’interno appoggiandovi la lama incandescente, in modo da chiudere i vasi sanguigni che trasportano il sangue (dovreste vedere il sangue diminuire di flusso già dalla prima bruciatura);

  3. A seconda poi dell’entità della ferita si proceda a un’eventuale sutura esterna, in modo da richiudere effettivamente la lesione.

 

 Nel secondo caso invece di una ferita con una lieve emorragia, ci avvaleremo solo della pratica della Sutura:

  1. Riscaldare l’ago sulla fiamma di una candela al fine di disinfettarlo, e infilare nella cruna il resistente filo di seta da sutura; attenti a non far diventare l’ago incandescente perché altrimenti vi sarà impossibile utilizzarlo, la punta va tenuta solo per POCHI SECONDI sulla fiamma;

  2. Tendere i lembi della ferita (con la mancina se siete destri, o viceversa con la destra se siete mancini) e avvicinarli in modo che combacino il più possibile;

  3. Applicare i punti i maniera equidistante ed uniforme. I punti devono essere piccoli, ben tirati, dati uno ad uno tagliando a mano a mano il filo eccedente con il coltellino.

 

Una volta terminata una delle due pratiche si proceda ad applicare il composto cicatrizzante a base di un'amalgama di miele e latte coagulato applicata sulle lesioni con una benda di cotone. (Efficacia antisettica di un preparato a base di miele (1/3) e burro (2/3) , secondo una antica ricetta egizia.). Efficaci sono lo zucchero e il miele per la cicatrizzazione delle ferite.  Quindi a fasciare la ferita, per evitare l’ulteriore contatto con corpi esterni alla lesione.

 

7. FERITE DA FRECCIA

Grande importanza ricoprono le ferite procurate da frecce o dardi, poiché è alquanto comune che queste interessino e ledano gli organi interni, con il rischio quindi di provocare traumi insanabili.

Nel caso che la freccia o il dardo abbia “bucato” la carne, trapassandola cioè da una parte all’altra (ciò è più comune e solito nel catodi braccia e gambe, dato il loro minore spessore rispetto al resto del corpo), bisogna procedere in questo modo:

1.        Spezzare la freccia dalla parte inferiore, ovvero vicino alla parte piumata, in più radente possibile alla ferita; usare mano ferma e tanta attenzione per non scuotere la freccia;

2.       Fare scorrere la freccia tirandola, con fermezza, dalla parte della punta; in questo modo, seguendo il foro d’entrata, non avremo traumi che possano peggiorare la situazione;

3.       Curare la ferita con disinfezione, sutura e fasciatura (vedi § 6: FERITE GRAVI – SUTURA).

 

Nel caso invece che freccia o dardo siano conficcati nella carne, bisogna ampiamente controllare la    situazione, controllando che non siano lesi organi interni e rimanendo pronti a operare con un tampone imbevuto di Olio di Calendula puro:

  1. Praticare, con il coltellino chirurgico, quattro piccole incisioni perpendicolari al foro d’entrata, quindi estrarre la freccia con un gesto fermo, secco e deciso;

  2. Applicare immediatamente il tampone e procedere a curare la ferita come da punto 3 sopra riportato.

 

Anche in questo caso, le operazioni sono molto complicate e mettono a repentaglio la vita del paziente. Si raccomanda quindi la massima calma e molto sangue freddo, insieme alla piena consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti.
 

8. FRATTURE

Parliamo di frattura quando, in seguito ad un forte trauma o colpo ricevuto, sia avvenuta la spezzatura parziale o totale di un osso o più, in una o più parti dello stesso. Esistono due tipologie di fratture: le fratture composte e le fratture scomposte.

·         Le fratture composte sono quelle in cui l’osso si è rotto ma non è uscito dalla sua posizione e non ha lacerato esternamente la carne; sono le più difficili da individuare in quanto non lasciano segni evidenti all’esterno e possono essere scambiate, da occhio inesperto, per distorsioni o slogature. Le fratture composte di solito guariscono senza lasciare strascichi.

·         La fratture scomposte invece sono più difficili da trattare anche se più facili da individuare: in questo caso, infatti, dopo essersi spezzato, l’osso può fuoriuscire dalla sua sede, formando un bozzo evidente e, in caso di trauma molto grave, arrivare addirittura a lacerare i tessuti muscolari e sporgere all’esterno ( in quest’ ultimo caso, la frattura prende il nome di frattura esposta ). Spesso le fratture scomposte lasciano evidenti segni come braccia o gambe storte se non evidenti storpiature.

 

Sono sintomi certi di frattura:

·         La mobilità abnorme di un arto ( e cioè, l’arto interessato tende a piegarsi in luoghi ben lontani dalle articolazioni; per esempio un avambraccio che tenda a piegarsi tra il gomito ed il polso);

·         Un rumore di crepitio avvertito dal malato e dall’osservatore ai minimi movimenti;

·         Dolore acuto che aumenta di intensità con il passare del tempo.

 

La cura delle fratture diverge da caso a caso. In caso di frattura composta o scomposta:

  1. Se il paziente non si calma provare con l’uso di belladonna o mandragora. Se neanche ciò basta a farlo calmare, legarlo al triclinio con delle coregge resistenti; tutto ciò in quanto le successive pratiche sono molto dolorose per il malato e bruschi scatti del suo corpo potrebbero compromettere il buon esito delle operazioni;

  2. A questo punto, procedere al riallineamento dell’osso, con un movimento fermo e deciso ( in caso di frattura composta, benché l’osso non fuoriesca dalla sua sede, è sempre opportuno eseguire il riallineamento al fine di prevenzione). E’ una pratica che provoca molto dolore al paziente, ma necessaria alla sua guarigione; è consigliabile che sia effettuata da medici con un certo livello d’esperienza, data l’estrema delicatezza e precisione che richiede;

  3. Procedere alla steccatura con stecche di legno tenute ferme con un primo giro di bende abbastanza blando;

  4. Finire la bendatura, stavolta comprimendo abbastanza (Attenzione: mai bloccare il flusso della circolazione!) e facendo in modo che la medicazione sia stabile e precisa;

  5. Tenere l’arto a riposo fino a completa guarigione (la prognosi varia, a seconda della gravità della frattura,comunque da non meno di 25 giorni).

 

Se la frattura è esterna:

  1. Come da frattura composta o scomposta;

  2. Cercare, per quanto possibile, di arrestare il flusso sanguigno della ferita, prima di procedere al riallineamento dell’osso;

  3. Disinfettare la ferita, suturarla e bendarla (vedi Ferite Lievi);

  4. Tenere l’arto a riposo fino ad una buona cicatrizzazione della ferita (un giorno, al massimo uno e mezzo);

  5. Procedere solo ora alla steccatura della ferita come da punti 3, 4 e 5 del trattamento di fratture composte.

 

In caso di frattura alle costole, non applicare la steccatura, ma solo un bendaggio contenutivo, che assolutamente non deve essere troppo stretto. Se lo fosse, infatti, rischieremmo che la costola rotta arrivi a bucare il polmone del paziente, complicando il nostro lavoro anziché facilitarlo e portando il paziente stesso, nel più dei casi, a morte certa.

 

In caso di frattura al naso, procedere al riallineamento dell’osso con un gesto deciso, inserire poi nelle narici due tamponi di bende per contenere la fuoriuscita del sangue, quindi posizionare due piccole stecche ai lati del naso e procedere alla fasciatura

 

Se la frattura dovesse essere troppo grave, per evitare ulteriori complicanze deprecabili per la salute del paziente è necessario procedere all'amputazione. Si consiglia di eseguirla con lo scalpellum di bronzo. E’ un’operazione particolarmente elaborata, di grande rischio per il malato, ma che spesso porta a salvargli la vita. Non avventurarsi perciò in azioni avventate ed affrettate se non di è sicuri di ciò che si sta per compiere.

 

 Se non ci sono particolari problemi di urgenza (rischi di vita) evitare il trasporto finché l'arto non sia stato completamente immobilizzato. Bisogna sempre tenere a mente che in caso di frattura, la parte deve essere tenuta in trazione. In questo modo si evita che i monconi possano danneggiare i tessuti. Inoltre l'infortunato ne trae solitamente un sollievo e una diminuzione del dolore

 

9. CONTUSIONI – LUSSAZIONI – DISTORSIONI

Contusioni: La contusione è determinata da un colpo che favorisce la rottura di un elevato numero di piccoli vasi sanguigni, quindi l’insorgenza del gonfiore, del dolore e conseguentemente del livido. In questo caso curiamo con Decotto di Lavanda o Decotto di Alloro.

 

Lussazioni: Una lussazione è la fuoriuscita di un’articolazione dalla sua sede, con conseguente dolore fortissimo all’articolazione interessata, e quasi sempre con impossibilità di muovere l’arto. A volte l’articolazione si ristabilisce da sé, poiché l’arto dopo il colpo potrebbe trovare condizioni favorevoli a tornare in sede da solo. Tuttavia, se ciò non accade, per rimettere in sede la lussazione basta tirare a se l’arto  interessato e respingerlo in sede, applicando poi del Decotto di Alloro.  Si  immobilizzi poi l’arto con fasciature strette, cercando di usare il corpo stesso del paziente come “appoggio” (per esempio: se si tratta di una spalla, fasciando il braccio al costato, o se si tratta di una gamba, fasciandola all’altra gamba (quella sana).

 

Distorsioni: Una distorsione si può considerare come una “piccola lussazione”, nel senso che anche qui vi è la momentanea fuoriuscita dell’arto dalla propria articolazione. Tuttavia, la distorsione è molto meno grave della lussazione, e anche il dolore avvertito dal paziente è di gran lunga inferiore. Bisogna immobilizzare sempre l’arto, e applicare una borsa d’acqua fredda, anzi freddissima, dopo aver applicato Decotto di Alloro e la fasciatura.

 

10. MORSI DI SERPENTI VELENOSI

Il morso è solitamente molto doloroso e provoca arrossamento, cianosi, gonfiore e crampi più o meno acuti. Dopo circa mezz'ora o un'ora, i sintomi sono: cefalea, vertigini, tachicardia, calo di pressione, vomito , e può condurre anche alla morte.
E' necessario rallentare la circolazione del sangue evitando il più possibile i movimenti. E' bene non incidere nè succhiare la ferita.  L'incisione a croce rischia di aumentare il contatto tra il veleno e il sangue. La suzione è pericolosissima per il soccorritore: basta una piccola lesione, carie o screpolatura per contrarre il veleno. Spremere la ferita immediatamente dopo il morso, è invece utile per fare uscire la maggior quantità possibile di veleno. 
Si può improvvisare o usare un laccio, ma soltanto per bloccare la circolazione linfatica e venosa non quella arteriosa! Il laccio, quindi, non va stretto molto. 
Ancora più indicata è una fasciatura molto stretta. Nel caso che il morso abbia interessato un braccio o una gamba, per esempio, si può applicare una fasciatura molto stretta a monte della ferita, sino alla fine dell'arto.

 

11. PARTO – ABORTO – PREVENZIONE GRAVIDANZE INDESIDERATE

Fate sedere la partoriente su una sedia o sulle ginocchia di un'altra donna e aspettate le contrazioni, le donne procedono spesso bene spinte dall'istinto, necessitano solo di incoraggiamenti e pazienza. Se la donna dovesse morire di parto potete effettuare il taglio Cesareo, ricordatevi in tal caso che il neonato assuma il nome di Cesare in onore di tale pratica e del nostro antico imperatore.
Per l'aborto si consiglia di sottoporre la donna a sforzi fisici continui e stressanti, magari disturbando l'alimentazione. Si può ricorrere inoltre a salassi, bagni troppo caldi o troppo freddi, bere un miscuglio di assenzio, lupini e bile di bue ottimo come medicamento anche per altre malattie. Utile anche l'utlizzo dell'erba medicinale ruta.
Per prevenire gravidanze invece bisogna chiudere l'utero. Potete farlo con del grasso, o anche con unguenti o lana ma pur sempre impregnati di grasso, indispensabile per una chiusura efficace
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             GRAVIDANZA E VISITE
I segni più evidenti di una gravidanza che un buon Medicus deve saper riconoscere sono:
             • Mancanza di mestruazioni (attenzione però: non sempre è segno di gravidanza);
             • Vomito, Bruciore di Stomaco e Nausea;
             • Anemia ( Fieno Greco e Pappa Reale). E’ determinata dalla scarsa presenza di ferro nel sangue, è un fattore abbastanza normale in gravidanza, si sopperisce ad essa con l’alimentazione contenente un’alta quantità di ferro in esso come ad esempio: cereali, ortaggi, verdure a foglie verdi mangiate crude, frutta secca, miele, carne di cavallo e fegato;
            • Aumento del volume dell’addome ;

             PARTO

Solitamente al termine del tempo di gravidanza il sacco amniotico si rompe, facendo fuoriuscire il liquido amniotico. Dopo una o due ore avvengono le prime contrazioni uterine, che aiutano il feto ad uscire dal grembo (se i tempi si allungano si riscontra la presenza di qualche problema).
Una volta fuoriuscito il piccolo si dovranno effettuare due nodini stretti con del filo di sutura a pochi centimetri dal pancino del piccolo sul cordone ombelicale e recidere nel mezzo.
Quindi fasciare il moncone sul pancino, che si seccherà e cadrà da solo.
In seguito al nascituro andranno puliti gola e vie nasali con una cannula di vetro, per liberarlo dal liquido amniotico. Quindi sculacciarlo a testa in giù, in modo da far fuoriuscire il primo vagito.
Dopo il bagnetto andrà avvolto in un panno caldo e posarlo sul ventre della madre.
Quindi di controllerà che alla madre sia uscita tutta la placenta e dare uno o due punti nel caso l’uscita del bimbo abbia lacerato i suoi tessuti.
Quindi il piccolo andrà attaccato al seno della madre, che contiene latte ricco di fattori indispensabili alla crescita del piccolo.