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RICETTARI E LIBRI

   

RICETTARI E LIBRI

Di sotto trovate i libri sui quali preparare i vostri esami di passaggio di livello all'interno dell'Ordine.

   

1 De Medicina

Pregevole opera di Aulo Cornelio Celso di circa cinquanta anni fa (37 D.C.). Si tratta di una sorta di enciclopedia medica in cui tratta argomenti di chirurgia, di medicina dal punto di vista di un erudito, piuttosto che da quello di un conoscitore dell'argomento, facendo un grande elenco di pratiche comuni nella nostra Urbe. Mirabile soprattuto il trattato sull'Odontoiatria. Ecco un passo del Maestro:

Perciò, per tornare al mio proposito, sostengo che la medicina deve essere basata sulla logica, ma che (deve) trarre le sue conclusioni dalle cause evidenti, in quanto tutte le cause occulte sono respinte non dalla riflessione di chi pratica l'arte, ma dall'arte (medica) in quanto tale. Praticare la vivisezione umana è disumano ma anche inutile, sezionare i cadaveri è necessario agli studenti: infatti devono conoscere la posizione e la relazione (degli organi), che il cadavere offre alla vista meglio dell'uomo vivente ferito. Ma la stessa esperienza mostrerà un po' più lentamente ma in maniera alquanto più umana le altre manifestazioni che possono essere riconosciute nei vivi per mezzo degli stessi metodi di cura degli uomini feriti.

Celso, si dilunga parecchio su questo argomento nelle sue opere evidenziando particolarmente l’importanza della dieta, della moderazione nei rapporti sessuali, della necessità di scegliere un clima conveniente e di dedicarsi all’esercizio fisico ed ai bagni. Tra gli aspetti di maggior rilievo trattati dall’igiene romana sono di primaria importanza l’igiene dell’acqua, quella mortuaria, quella alimentare e l’esercizio fisico.


2 De Medicina Domesticae

Trattato di Catone sulla storia della Medicina nella nostra epoca. Dagli inizi, dove era il pater familias a curare i propri familiari e schiavi fino ad oggi con la creazione di valetudinarie, templi e medicatrine dove i malati possono essere curati da noi medici professionisti. Racconta anche dunque la mitica leggenda di Esculapio che troviamo qui sotto.
L'ASSISTENZA NEI TEMPLI
II culto di Esculapio fu introdotto in Roma nell'anno 292 a.C. (Livio X, 47) durante la terribile pestilenza che devastò la città in quegli anni.
  Consultati i «Libri sibillini» un’ambasceria fu inviata nel 292 ad Epidauro, dove si trovava il santuario principale del dio; la leggenda narra che qui un grosso serpente sacro al dio (Signum Aesculapi) uscito dal tempio andò ad annidarsi nella nave romana. Al ritorno, giunta la nave, che risaliva il Tevere, presso l'Isola Tiberina, il serpente sgusciò fuori e andò a rifugiarsi nell'isola, quasi ad indicare il luogo dove il dio desiderava che sorgesse il santuario.
  Questo fu eretto sull'area dell'attuale chiesa di San Bartolomeo sul modello del tempio di Epidauro. Era costituito cioè: di una piccola cella in fondo alla quale stava la statua del dio; di ampi portici laterali dove si intrattenevano gli ammalati in attesa della guarigione; di un'ara per le offerte antistante la scalinata che conduceva alla cella.
  Nelle vicinanze doveva trovarsi una fonte sacra, forse sul luogo del puteale medioevale che si trova dentro l'attuale Chiesa, e un boschetto che appare rappresentato nelle monete degli Antonini e sul bassorilievo del Palazzo Rondanini a Roma.
  Come gli Asclepliei greci, il santuario divenne ben presto centro di richiamo per i malati e il tempio acquistò, come quelli, valore quasi di ospedale. Il rito caratteristico che vi si praticava era quello dell'«INCUBAZIONE» ossia di aspettare il segno rivelatore del dio dormendo sdraiati sotto i portici. I sacerdoti erano in possesso di ricette empiriche a base di cenere, miele, vino e sangue di gallo bianco, l'animale sacro al dio.
  I beneficiati dal dio attestavano la loro gratitudine con iscrizioni gratulatorie o con «ex voto» di terracotta, pietra, marmo, argento, raffiguranti le membra guarite o qualche animale sacrificale come dimostrano il gran numero di reperti archeologici di questo tipo rinvenuti nell'isola.
Accanto al tempio dove si esercitava questa medicina velata di sacralità e teurgismo sembra esistessero case (Aedes Aesculapii) adatte al ricovero degli ammalati dove venivano realizzate forme di assistenza che possiamo definire di medicina pratica.
  
LE MEDICATRINAE
  Le Medicatrinae dette anche TABERNAE MEDICORUM, in diretta derivazione degli iatrei greci, ebbero inizio a Roma con la venuta di Arcagato Peloponnesiaco, verso il 290 a. C. Erano case di salute private annesse alla casa del medico dove si esercitava un'arte esercitata a scopo di lucro da medici e medicastri che nulla avevano a che vedere con la casta dei medici sacerdoti degli Asclepiei. Tuttavia  esistevano anche laboratori chirurgici degni di attenzione e di rispetto.
  Le Medicatrinae disponevano di qualche locale dove si ricoveravano quei malati che richiedevano una più stretta osservazione, mentre il «Laboratorio» fungeva da stanza di consultazione ambulatoriale.

I VALETUDINARI
  I valetudinari, istituzione prettamente romana, sono grandi costruzioni destinate ad accogliere i «familiares» ammalati. Sorsero perciò nelle grandi aziende campestri dove lavoravano veri stuoli di servi, di impiegati, di familiari.
  Descritti per la prima volta da Columella (I sec. a.C.).
  II personale era costituito da medici («Medicus a valetudinario» addetto all'esercizio pratico e «medicus a bibliotecis» più dedito alla parte teorica della medicina e forse anche all'insegnamento), da infermieri («servus a valetudinario») e da personale femminile adibito a servizio ostetrico.
    Oltre ai valetudinari civili, privati, coesistevano quelli annessi alle palestre che accoglievano atleti feriti e malati, e i valetudinari militari («valetudinarium in castris»). Questi ultimi sono vastissimi edifici con cortile centrale, con stanze di degenza in genere di tre letti ampie, ben arieggiate e soleggiate, fornite di ampi servizi con ambienti per dimora dei medici e degli infermieri.
  L'assistenza medica ai feriti ed ammalati bellici, affidata nei primi tempi a medici pubblici che seguivano gli eserciti, oppure ai servi medici che seguivano il loro padrone, venne affidata a veri e propri medici militari inquadrati nelle file della legione. Tra il personale subalterno vi erano capsarii (infermieri guardarobieri) frictores (massaggiatori), unguentari, curatores operis (addetti al servizio farmaceutico), optiones valetudinarii (addetti al vitto e all'amministrazione).


3 De Materia Medica

Libro contemporaneo (I sec. D.C.), scritto da Dioscuride Pedanio di primaria importanza per le basi della farmacologia. Sono presenti oltre 600 tipi di piante, accuratamente descritte. Ad esempio troviamo l'Anagallis, l'Anemone e l'Aristolchia. Opera che supera in saggezza di gran lunga le precedenti come quelle di Sestio Nigro o Cratevus.
Nei cinque libri che compongono l'opera, Dioscoride si occupa degli elementi semplici, principalmente di piante dalle virtù terapeutiche ma anche di sostanze animali e di minerali e delle qualità medicamentose dei diversi tipi di vini ed aceti utilizzati per confezionare farmaci. L'ampiezza dell'opera, la quantità di informazioni e la sua stessa strutturazione la qualificano come un vero e proprio trattato scientifico più che come un manuale. Degli 827 capitoli ("schede" su ciascun elemento trattato) di cui consta il De Materia Medica, 90 sono dedicati a minerali, 35 ad animali o sostanze da essi ricavate, e ben 600 a piante o a prodotti di origine vegetale. Dioscoride adotta un metodo di descrizione delle piante (in precedenza già impiegato da Teofrasto, discepolo e successore di Aristotele) basato sulle loro somiglianze e differenze rispetto ad altre piante simili. Ciò richiede un esame diretto e una conoscenza vastissima degli organismi vegetali, seguìti in tutte le fasi del loro sviluppo, che Dioscoride ritiene imprescindibili per chi voglia diventare un esperto in materia.

4 Corpus Hippocraticum

Le opere del Corpus possono essere divise a seconda del loro contenuto in diversi gruppi in: libri a contenuto etico; libri di clinica e patologia; libri di chirurgia; libri di ostetricia, ginecologia e pediatria; libri di anatomia e fisiologia; libri di terapeutica e dietetica.
Nei libri vengono inoltre descritte e quasi stigmatizzate le seguenti
:
La figura del medico:
 l'unione del perfetto uomo con il perfetto studioso: calma nell'azione, serenità nel giudizio, moralità, onestà, amore per la propria arte e per il malato. Ogni interesse personale passa in secondo piano. Solo errori di lieve entità sono considerati. Il suo abito, infine, deve essere decoroso ed il suo aspett
o denotare salute.
La patologia

Era la natura stessa con la sua capacità curativa ad intervenire nel tentativo di ristabilire l'equilibrio tramite l'espulsione degli umori in eccesso per mezzo di urina, sudore, pus, espettorato e diarrea. Se invece la malattia risultava più forte del processo autoriparativo dell'organismo il paziente moriva. Per poter essere eliminati, gli umori dovevano prima essere modificati con un processo che Ippocrate definiva di "cottura". Il periodo intercorrente tra questo processo e la guarigione prendeva il nome di "crisi". Le patologie più conosciute dalla scuola di Coo furono: la polmonite, la pleurite, la tubercolosi, la rinite, la laringite, la diarrea, l'epilessia, il tetano.

La clinica
Assai particolareggiata e minuziosa era inoltre l'anamnesi e la prognosi si basava sullo studio degli esiti delle varie patologie: essa era considerata infausta se si notavano fattori quali disturbi visivi, sudore freddo, anemizzazione delle mani, cianosi delle unghie e stato di agitazione.
La chirurgia
La scuola di Ippocrate disponeva di uno strumentario abbastanza fornito comprendente coltelli e bisturi di varie forme e dimensioni. Gli interventi più frequentemente eseguiti erano la riduzione di lussazioni e di fratture, la trapanazione del cranio e la cura dei piedi torti. Assai particolareggiata era inoltre la tecnica delle fasciature.
La terapia
Varie erano le piante usate come farmaci; tra le più importanti ricordiamo: l'elleboro nero e la scilla (cardiotonici e diuretici), la coloquintide (purgante drastico), il veratro bianco (antireumatico, ipotensivo, contro le affezioni cutanee), l'issopo (espettorante), il giusquiamo (antidolorifico, sedativo), l'oppio, la mandragora e la belladonna (narcotici, analgesici locali), la ruta (abortivo), la menta (stomachico). Venivano inoltre praticati salassi, cure idroterapiche, inalazioni, irrigazioni e lavaggi vaginali.
La dietetica
Lo scopo ultimo era il ripristino dell'equilibrio degli umori tramite la prescrizione di cibi che, a seconda dei casi, erano umidi, caldi, freddi, o asciutti. Si consigliavano la tisana, cioè un decotto di orzo macinato, e l'idromele, una bevanda data dalla fermentazione di acqua e miele.